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ARTE

Cristo: passione, morte e resurrezione nella storia dell’arte

Stretta Tra Cristo E Il Padre

Nel panorama universale della storia dell’arte, molti artisti nel corso dei secoli hanno dedicato diverse opere ai tre momenti della Pasqua cristiana: passione, morte e resurrezione di Cristo. Grandi maestri dell’arte italiana, si sono cimentati in questo, regalandoci capolavori immortali, capaci di scalfire l’anima anche del più dissacrante fruitore. In questo periodo pasquale, ripercorriamo gli ultimi giorni della vita di Gesù Cristo, attraverso la storia dell’arte italiana.

Cristo Risorto Stilizzato

Certamente in questo periodo di emergenza pandemica, sarà un modo nuovo per celebrare e ricordare alcuni momenti della Santa Pasqua, vista attraverso gli occhi dei maestri dell’arte. Quattro o cinque capolavori d’arte sacra ci faranno viaggiare all’interno del drammatico evento biblico, raccontando i profondi recessi dell’animo umano, proponendo chiavi di lettura in stretta connessione tra storia e linguaggio artistico.

L’ultima cena di Leonardo da Vinci

Genio indiscusso dell’umanità, nessuno meglio di lui seppe incarnare le spinte e le passioni che resero grande il Rinascimento. Ne L’ultima cena, capolavoro di tutti i tempi, il maestro rende partecipe l’osservatore all’evento “uno di voi mi tradirà” frase chiave della raffigurazione. Egli crea un ambiente unico, tra il reale e quello artificiale. Le spinte prospettiche dell’ambiente reale, continuano con quello artificiale della rappresentazione, tanto che l’osservatore è come se entrasse in rapporto drammatico con l’evento biblico dipinto. Il rigore della composizione scenica parte dalla figura statica e centrale di Gesù.

Cenacolo

Egli è posto al centro del tavolo, chiuso in un ideale triangolo, espressione della Trinità divina, indicante il pane ed il vino e pronto ad istituire l’Eucarestia. Il resto della composizione dinamicamente frazionata in quattro parti, offre un dialogo multiplo tra gli apostoli, suddivisi a loro volta, in gruppi di tre. Ad accentuare questa dinamicità è il moto di gesti esplicato dagli apostoli, inseriti in un rigoroso e dettagliato ambiente quattrocentesco. Il gusto per la teatralità appare evidente ed alquanto nuovo, rispetto agli altri pittori (Ghirlandaio e Andrea del Castagno) quattrocenteschi. La figura di Giuda non appare più sola e in disparte, ma introdotta tra gli altri, quasi in primo piano con davanti il sacco dei danari. L’ultima cena di Leonardo, fa parte ormai dell’immaginario collettivo di tutti. Non riusciamo a stimarne altre, tanto è grande la sua bellezza artistico-evocativa dal linguaggio universale.

La Flagellazione di Cristo del Caravaggio

La vita di questo grande artista barocco è stata piena di spettacolari colpi di scena, che ne influenzeranno anche la sua arte. Una vita piena di violenza (fughe, duelli) un rapporto ambiguo con la morte, che scampò durante la peste. Un’arte la sua, costruita da luci ed ombre come la sua vita. Pur essendo imitato da molti artisti del barocco europeo, non ebbe mai discepoli, per via del suo carattere burbero. La sua forte carica drammatica ed emotiva, impregnò le sue tele. Interamente popolate da notti buie tra personaggi duellanti, bettole frequentate da giocatori d’azzardo e prostitute, ma non sdegnò le rappresentazioni bibliche. Nella Flagellazione di Cristo, opera realizzata tra 1607 e 1608 conservata al museo Capodimonte a Napoli, il Cristo è messo in risalto dalla luce rispetto alle ombre che lo circondano.

La Flagellazione Di Caravaggio

Composizione molto diversa da quella bramantesca, dove il Cristo appare da solo, qui invece si dà vita al drammatico racconto, con i flagellanti. La luce accende la fisicità di un corpo dolorante quello del Cristo, caduto sotto le mani di tre torturatori, due in piedi ed uno accovacciato a terra, nell’atto di assemblare nuovi arbusti vegetali, per la tortura. Se non fosse per la penombra quest’ultimo sarebbe in primissimo piano, quasi a rubar la scena. Nei quadri caravaggeschi, i giochi di luce ed ombre hanno ruoli prospettici determinanti. Le indagini radiografiche, condotte a cavallo tra gli anni Ottanta e fine Novanta dello scorso secolo, hanno rivelato che il quadro sia stato realizzato in due momenti diversi. Infatti sotto la spalla del flagellatore di destra, è stato identificato ma successivamente cancellato, il ritratto del committente.

La Pietà vaticana di Michelangelo Buonarroti

Autore di uno dei capolavori più conosciuti al mondo, Michelangelo Buonarroti è pittore, genio, scultore e architetto vissuto tra il ‘400 ed il ‘500, riconosciuto fin da subito, come il grande artista di tutti i tempi. Protagonista di quel Rinascimento italiano, universalmente amato. Iniziò a lavorare molto giovane. All’età di venticinque anni, scolpì la Pietà, oggi conservata a San Pietro in Vaticano a Roma. Nel 1499 da un blocco di marmo di Carrara, nacque l’opera che lo rese famoso in tutto il mondo, trovando collocazione in un primo momento nella chiesa di Santa Petronilla. Il blocco marmoreo racchiude in una ipotetica piramide, una scena di pietà.

La Pieta Di Michelangelo

La Vergine Maria, accoglie tra le sue braccia il figlio morto, esanime a seguito della crocefissione. In tutta la scena, mancano segni di sofferenza e dolore. Il Cristo è visibilmente abbandonato, tra le braccia della madre: i particolari delle vene sul braccio destro, rendono tutto più realistico. La giovane madre seduta sulla roccia del monte Golgota, sorregge sulle ginocchia (senza fatica) il peso di un uomo adulto. In realtà la Vergine è molto più alta del figlio, e la grandezza di Maria viene volutamente celata dalla sontuosità della veste che indossa. Scolpiti alla perfezione, sono i muscoli, i tendini, le vene del corpo di Cristo che rendono tutto molto realistico. Il gesto di Maria, che mostra il palmo aperto della mano sinistra, racchiude tutto il suo dolore per la morte di suo figlio, tanto da lasciarla senza parole. Michelangelo scolpì una giovane madre, probabilmente perché l’età è solo una prerogativa dei mortali, non degli esseri celesti e puri.

Il Cristo Risorto di Piero della Francesca

Artista, matematico che ben rappresentò lo spirito che diede vita al Rinascimento. Maestro nell’applicazione delle regole matematico-geometriche nell’arte, delineando una prospettiva nuova per l’epoca. La potenza della composizione e l’immobilità iconografica, fissano l’energia dell’evento per l’eternità. Il soggetto è il Cristo risorto dopo la sua morte. Mentre il silenzio tutto avvolge, compresi i quattro esponenti dell’esercito romano che dormono, il Cristo si alza dal luogo dove era stato sepolto il suo cadavere.

Resurrezione Piero Della Francesca

Rappresentato in posizione eretta, con in mano un vessillo che riporta l’insegna dei crociati. In basso troviamo l’autoritratto dell’artista, posto al centro della composizione che divide in due parti il paesaggio. Sulla sinistra troviamo un luogo morto, assimilabile alla stagione invernale, mentre sulla destra offre la vita, per cui uno scorcio estivo. Interessante risulta la cornice che racchiude tutta l’opera, dove l’elemento architettonico che predomina nelle sue opere non manca. Su di un basamento, poggiano due antiche colonne rastremate che sostengono un architrave, ambientano il quadro in una apertura immaginaria. Guardare la vita attraverso l’arte unisce e proietta nell’eternità perchè l’arte è miracolo dell’intelligenza e del pensiero umano. Buona Pasqua

Cristo: passione, morte e resurrezione nella storia dell’arte ultima modifica: 2021-04-04T00:03:57+02:00 da Giusy De Iacovo

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