L’ Unical diventa centro di un interessante studio geo-antropologico sulla quarantena concepito dal giovane geografo, Francesco De Pascale. L’orientamento è partito da una ricerca in corso del geografo francese Armand Frémont, recentemente scomparso. Il focus dello studio farà leva sull’analisi comportamentale. Esso esaminerà, cosa pensano e come interagiscono quotidianamente gli esseri umani. Uomini e donne ‘reclusi’ all’interno delle proprie mura domestiche, in questo periodo di quarantena.
L’ Unical e il progetto di osservare e raccogliere testimonianze
L’idea è quella di osservare e raccogliere testimonianze, attraverso comportamenti e interazioni, sulle attività umane nelle proprie abitazioni. Tutte relazioni e sensazioni comprovate in associazione di ambienti esterni, in questo periodo di pandemia. La ricerca sullo studio geo-antropologico, ha riscosso consensi anche dalla American Association of Geographers. Soprattutto, dal un punto di vista metodologico. Delle attività più significative si creerà una vera e propria mappatura di esperienze sociali, in questo periodo di restrizioni.
L’indagine del giovane studioso calabrese, è avvalorata ed accompagnata da una qualificata équipe di ricercatori. Sono tecnici italiani e stranieri, provenienti da diverse università, quali Palermo, Dublino, Padova, Napoli ed altre ancora. Attraverso questa raccolta di pensieri e riflessioni, gli esperti cercheranno di comprendere atteggiamenti ed esperienze personali. Vita quotidiana vissuta all’interno di un condominio, o nella stessa abitazione. Dunque questo studio registra la storia attuale, segnata dalla pandemia da Coronavirus.
Modalità di comunicazione con il mondo esterno
De Pascale – post dottorando al CNR-IRPI di Cosenza – sostiene che lo studio geo-antropologico comprenderà le modalità di comunicazione anche con il mondo esterno. Sarà un repertorio, che testimonierà il vissuto di soggetti in lockdown. Attualmente sono state raccolte all’indirizzo e-mail: ricerche@ilsileno.it, più di 100 testimonianze tramite racconti o narrazioni. Sono le relazioni quotidiane, tra familiari, o conoscenti, avvenute tramite telefono, internet, social network o dal proprio balcone. Ogni documentazione raccolta non dovrà superare le 350 parole, così come richiesto dagli studiosi.
Nei momenti di crisi è risaputo che le persone tirino fuori il meglio delle proprie energie e competenze. Ma è altrettanto vero che oggi bisogna prepararsi all’emergenza psicologica del post-lockdown. Grati al lavoro svolto dall’Università della Calabria, non ci resta che aspettare tempi migliori. Guardiamo speranzosi al futuro, a quando questo tempo presente sarà già diventato storia.
(In copertina l’Università della Calabria)

