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MITI E LEGGENDE PERSONAGGI

Alarico sepolto nel fiume Busento a Cosenza

144 Alarico Nel Busento 1

I Goti, fino a poco tempo prima inquadrati nelle legioni romane, malgrado le istruzioni contrarie di Alarico di non perpetuare atrocità, si abbandonano all’interno delle mura di Roma, a saccheggi e violenze. Insieme alla plebis e agli unni per tre giorni mettono a sacco la Città eterna fino a quando il 26 agosto 410 Alarico pone finalmente termine al saccheggio.

Preso dal terrore di aver distrutto Roma, Alaricosi dirige verso sud

Sono tempi per le lacrime, c’è angoscia. In una sola città tutto il mondo è perito. Le uccisioni sono così tante nell’Urbe che non ci sono braccia sufficienti per seppellire i cadaveri che sono ovunque. Terminato il saccheggio, a Roma restano meno di 100 mila abitanti.

126 A Alarico Entra Dalla Porta Salaria
Roma, 24 agosto 410, Alaricus entra dalla Porta Salaria. I goti e i ferocissimi e innumerevoli schiavi di Roma entrano a valanghe nell’Urbe e dei ricchi e dei potenti tutto devastano.

Alarico, chioma biondo-rossiccia, occhi chiari, corporatura atletica, è bello e forte e come guerriero e capo sul suo cavallo bianco non teme rivali. Guarda la capitale del mondo che gli giace ai piedi. Pensa che dall’alto delle sue colonne le severe figure di tanti eroi, di cui conosce le gesta e i nomi, lo stanno a guardare ed è preso da una sorta di terrore. Comanda la rapida ritirata, ed è quasi una fuga. A Roma c’é ancora molto da prendere. Ma non vi sono viveri e non è possibile stabilire quartiere in città. I Goti tormentati anch’essi dalla fame, non possono far altro che prendere la via del Sud.

Verso l’Africae septentrionalis con l’immenso tesoro di Roma

Quando i Goti lasciano l’Urbe portano con il bottino anche i viveri. Dal punto di vista politico la preda più preziosa è la figlia di Theodosius, Aelia Galla Placidia, sorella dell’imperatore Honorius, che è costretta a seguirli. Per tre giorni di seguito, i Goti escono dalla poderosa Porta di San Sebastiano. Incolonnandosi lungo la Regina viarum (Regina delle strade), carichi di un immenso bottino in danaro, oggetti preziosi e schiavi. Qualche reparto di Alarico si attarda in città; ma alla fine d’agosto, con appresso colonne di prigionieri, tutti i Goti sono in marcia verso l’Italia meridionale.

Foto 126 C Galla Placidia
Aelia Galla Placidia, 18 anni, sorella dell’imperatore Honorius, presa in ostaggio da Alaricus durante il sacco di Roma.

Il loro obiettivo ambizioso è quello di passare in Siciliae per poi tentare uno sbarco nelle fertili regioni dell’Africae septentrionalis.

Carthago sembra proprio a un passo da Roma

L’intenzione è quella di raggiungere Carthago (Cartagine), adatta a diventare finalmente la capitale del popolo goto. Sulla carta itineraria utilizzata dai Goti è sviluppata solo la linea ovest-est, ripiegando su essa strade, coste, fiumi di altre direzioni, riducendo la linea nord-sud, ma mantenendo gli elementi itinerari. Carthago sembra proprio di fronte a Roma, e nelle giornate limpide più di qualcuno dei comandanti di Alarico si convince di vederla dal Portus Romae.

126 C Tabula Peutingeriana Miller
Particolare della Regio I Latium et Campania, della Regio II Apulia et Calabria e Regio Bruttiorum et Lucaniae,nel IV secolo • Tabula Peutingeriana, segmentum VI e VII • Biblioteca nazionale di Vienna.

Una marea umana affolla il Cursus publicus ab Regio ad Capuam, o Via Annia-Popilia

Continuando a marciare a piedi, e sui carri e sui cavalli, le orde gote, nel loro movimento verso la Provinciae Lucania et Brettii, impegnano il Cursus publicus ab Regio ad Capuam, o Via Annia- Popilia. Aiutati da schiavi esperti dei luoghi che non mancano a frotte di fraternizzare con loro, i Goti sono così tanti che insieme alle vie principali percorrono anche i sentieri difficili o desueti, dirupati e assai alti delle montagne.

131 D Theatrum Di Thurii
Il theatrum di Thurii (Parco archeologico nazionale di Sibari).

Avanzano presso le città di Foro popili (Polla), Cosilianum (Sala Consilina), Vico Mendicoleo (Lagonegro), Nerulum (Rotonda). Tra le diverse mansiones (stazioni di sosta), dislocate lungo il percorso del cursus publicus ab Regio ad Capuam e adibite al ristoro dei viaggiatori e al riposo dei cavalli, Alaricus e il suo popolo, raggiungono Muranum (Morano), ed anche Thurii (Sibari). 

Conséntia viene risparmiata da Flavio Alarico

All’annunzio che i barbari hanno di già superati i limiti della Lucaniae, i bruzi decidono di stare fermi in città, e con la forza resistere al nemico oppressore. Gli uomini e le donne della capitale della Bretica confederazione non vogliono offrire il triste spettacolo della fuga dai centri abitati. A Conséntia sono ulteriormente fortificate le mura di cinta, barricate le strade ed i vicoli nei loro sbocchi; apprestate materie incendiabili e pietre e massi per cacciarli sugli assalitori goti; e altre materie combustibili per dare fuoco alle fabbriche, una volta che vano riuscisse il resistere, inutile il combattere. Quanti sono capaci di portare le armi, le prendono e tra costoro non poche donne.

132 E 1 A Templi Pagani Cosenza
Conséntia.

Gli armati, in una regione praticamente disabitata, sono complessivamente pochi, e il fiero contegno dei Bruzi non può certo salvare la città dall’invasione. Ma sono gli stessi Goti che avendo premura di recarsi verso sud, per traghettare in Siciliae e quindi in Africae septentrionalis, evitano di porre l’assedio ai brettii, marciando per le falde dei colli che a Conséntia fanno corona.

I Goti hanno fretta di raggiungere Ad fretum ad statuam

Gli ex legionari e gli ex schiavi di Roma sono diretti a Rhegium e lasciano intatto il municipio dei brettii. La colonna principale con a capo Alaricus, si dirige a Vibona Balentia (Vibo Valentia), per congiungersi con un’altra parte dei goti. C’è fretta di raggiungere Ad fretum ad statuam (Columna Rhegina, Cannitello?, una frazione di Villa San Giovanni), l’importante mansiones del cursus publicus ab Regio ad Capuam posta a 100 stadi (Circa 18,4 chilometri) da Rhegium, sulla costa continentale più vicina alla Siciliae. Qui la Columna Rhegina segna il portus per il traghettamento ˗ poco più di 6 stadi (circa 1,104 chilometri) ˗ del Fretum Siculum (Stretto di Messina). Sperano di raggiungere l’isola, perché il loro ardente desiderio è di trovarsi subito in Africae septentrionalis dove stabilirsi definitivamente.

Nel Fretum Siculum (Stretto di Messina), una tempesta distrugge la flotta di Alarico che si trova costretto a rinunciare all’Africae e dirigersi verso Conséntia

Dalla mansiones della Columna rhegina, su molti legni Alaricus cerca di far attraversare ad una prima parte del suo popolo lo stretto che lo separa da Messana (Messina). Per le difficoltà che v’incontra la navigazione, un’improvvisa tempesta affonda gran parte delle imbarcazioni. Alaricus con i sopravvissuti al naufragio è cosi costretto a rinunciare di spingersi verso l’Africae septentrionalis. Affronta il viaggio di ritorno, avendo come nuova meta la Galliae Narbonensis (France meridionale). Attraversata nuovamente la regione dei brettii con la libertà di fare tutto ciò che vogliono. I goti si accampano nel vallum, dove il Kráthis (Fiume Crati) incontra il Buxentum (Fiume Busento), alle pendici di Conséntia, proprio dove alle Idus martiae dell’anno 1157 ab Urbe condita, quando il sole sorgeva all’esatto est e tramontava all’esatto ovest, i cosentini avevano festeggiato Annae Perennae.

133 B Stretto Di Messina Alarico Scan052
Da Ad fretum ad statuam (Cannitello), mansiones(stazioni di sosta) del cursus publicus ab Regio ad Capuam, Alaricus e i suoi goti cercano di attraversare il Fretum Siculum (Stretto di Messina) per raggiungere Messana (Messina) e la Siciliae, ma per le difficoltà che incontra la navigazione gran parte delle imbarcazioni affondano e tante altre vanno disperse • Il naufragio delle navi di Alaricus, dipinto di Fernando Masi, tratto dal volume di Vittorio Vecchione, Alarico,1989.

Flavio Alarico, re dei Goti, a Conséntia si allontana dalla scena del mondo

Accampati i Goti nel campo augusto dell’urbs magna Bruttiorum, i Bruzi si affidano alla parola di Alaricus. Vedendo che la gente di Conséntia ha aperto le porte, i Goti irrompono nella città. Uccidono uomini e donne a fil di spada. Saccheggiano le case fino a vedere che è stata rovinata, che non c’è quasi più nulla, solo cadaveri. Templi e altri edifici pubblici e monumenti sono dappertutto atterrati come l’Amphitheatrum (con tanta cura conservato per lunghi anni intatto, che sorgeva là dove è la così detta Petrara, e dove sembra che l’attestino lo sterminato ammasso di pietre e le sfabricine, che lungo quel piano, in modo straordinario, si trovavano fino a qualche anno fa ammonticchiate).

E ancora…

La domus del praefectus subisce anch’essa una parziale distruzione. A causa dei crolli e incendi mentre i goti, a causa dei bruzi, non hanno un sol giorno di requie per tutto il tempo che dimorano a Conséntia. Alarico, ricacciato indietro dalle avversità medita sul da farsi, quando, a motivo di una febbre malarica, nel dicembre 410, sopraggiunge per lui la morte. Una morte repentina, più che opera dell’uomo è, forse, opera di Annae Perennae, la ninfa del Buxentum e del Kráthis. Il re, si allontana dalla scena del mondo, proprio alla confluenza dei due fiumi che rappresentano lo scorrere del tempo, la realtà spirituale del mondo magico-religioso brettio.

Al grido del corvo uscito dall’arca, là dove si sprigionano energie magiche ab immemorabili, il re dei Goti Alarico, tra sogno e meraviglia, è seppellito con il tesoro di Roma

A più di un miglio dalla città, in una valle intricata dalla vegetazione rigogliosa, i goti, piangono con grande affetto il loro re Flavius Alaricus. Con l’intento di sottrarre le sue ceneri alla vendetta dei popoli, lo seppelliscono con barbara pompa, insieme ad una gran parte dell’immenso tesoro del sacco doloroso all’Urbe. Deviando con la forza di tutto il popolo l’acqua pura e salutare del Buxentum fluvium, scavano in mezzo all’alveo fino a raggiungere una grotta naturale. Terminato il rito funebre, e chiuso il sepolcro, vengono rotti gli argini, riconducendo le acque nel loro alveo. Risoluti i capi degli invasori proclamano Atawulf, successore di Alarico. Atawulf prima di muovere verso nord, nella città in rovina con le vesti regie riceve i primi onori che a dignità cosiffatta s’impartiscono.

Alarico sepolto nel fiume Busento a Cosenza ultima modifica: 2019-12-12T20:48:30+01:00 da Stefano Vecchione

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