I fratelli Bandiera e il Vallone di Rovito, luogo di memoria - itCosenza

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PERSONAGGI STORIA

I fratelli Bandiera e il Vallone di Rovito, luogo di memoria

I Fratelli Bandiera

I fratelli Bandiera. Era il 25 luglio 1844 quando all’alba, nel Vallone di Rovito, vengono fucilati con i loro compagni i fratelli Bandiera. Ma chi erano e perché morirono proprio in Calabria? 

I fratelli Bandiera e la loro storia

Attilio ed Emilio Bandiera, erano figli del barone Francesco, alto ufficiale della marina austriaca, e di Anna Marsich,  donna che tanto si prodigò per la salvezza dei suoi amati figli. Attilio era il maggiore nato nel 1810,  mentre Emilio era arrivato 9 anni dopo. Avviati alla carriera militare e formati nell’accademia della Imperiale Regia Marina a Venezia, si mostrarono subito insofferenti al regime austriaco. 

Giuseppe Mazzini
Giuseppe Mazzini

Per questo motivo nel 1841 fondarono la società segreta “Esperia”, che si affiliò alla “Giovine Italia” di Giuseppe Mazzini. Ben presto  i due carbonari abbandonarono la marina austriaca e si rifugiarono sull’isola di Corfù. Per intercessione della madre  e della moglie morente di Attilio, avrebbero potuto ottenere il perdono imperiale, ma rifiutarono per non tradire i propri ideali.

I fratelli Bandiera e i loro disegni di invasione

I fratelli rivoluzionari concepirono due disegni d’invasione: l’uno negli Stati Romani, l’altro nelle Calabrie. Esclusero il primo, troppo dispendioso e  si decisero per il secondo, perché pareva che sulle montagne di Cosenza, gli insorti si mantenessero ancora numerosi ed armati, e nel resto del Mezzogiorno serpeggiasse un certo fermento. Invece, l’Italia centrale, pur disposta a insorgere, era intimidita dalle baionette austriache, tutte concentrate sul Po. Di fatto, i moti di Cosenza si erano già repressi. Partirono in 21 a  bordo della nave da pesca e trasporto San Spiridione comandata dal capitano Caputi, salpando dall’isola greca alla metà di giugno circa. Raggiunsero le Calabrie, sbarcando  alla foce del fiume Neto.

Verso la Sila

Il gruppo marciò nella notte verso la Sila, ma ben presto i rivoltosi si accorsero che Pietro Boccheciampe, loro compagno, si era dileguato con l’obiettivo di denunciare la spedizione alle autorità borboniche. Nei giorni successivi, la spedizione fu colpita da diverse azioni repressive, al punto che diversi compagni, persero la vita mentre altri rimasero feriti. A San Giovanni in Fiore, dodici furono catturati e condotti davanti al corpo di guardia.

I fratelli Bandiera e il trasferimento a Palazzo Arnone

Il 23 giugno su cavalli e muli furono trasferiti a Cosenza, davanti all’intendenza e portati nelle carceri nel maestoso Palazzo Arnone. Il processo fu rapido, l’imputazione principale era la cospirazione e l’ attentato all’ordine pubblico.

Cosenza  palazzo arnone
Palazzo Arnone a Cosenza

A seguire accuse di altri reati come sbarco furtivo a mano armata nel regno con Bandiera Tricolore, resistenza e attacco alla forza pubblica. Nonché, detenzione e asportazione di carte rivoltose e settarie. Gli avvocati difensori nominati d’ufficio  furono Cesare Marini, Tommaso Ortale e Gaetano Bova tre ‘giganti’ della giurisprudenza.

Il processo

Il 16 luglio iniziò il processo, alla fine del quale il commissario del re li dichiarò colpevoli di lesa maestà e richiese per tutti la pena capitale ma tre di loro ottennero la grazie. Tra loro c’era il pittore e scultore Giuseppe Pacchioni,  che li ritrasse poco prima di morire. Diversi anni dopo, realizzò  la scultura  in marmo bianco che rappresenta la Libertà d’Italia,  ancora oggi visibile in piazza XV Marzo nel centro storico di Cosenza.

Cosenza, luogo fatale

Il 25 luglio del 1844 di buon mattino, si spalancarono le porte delle carceri. Il triste corteo si dispose su due file, per raggiungere  il luogo delle fucilazioni era il famoso Vallone di Rovito. Ad un tratto si alzò un coro di voci, erano i martiri che intonavano un coro dell’opera “Donna Caritea” del Mercadante, modificando qualche verso.

Fucilazione Fratelli Bandiera
La fucilazione dei Fratelli Bandiera in un’antica stampa

Chi per la patria muore vissuto è assai; la fronda dell’allor non langue mai. Piuttosto che languir sotto i Tiranni, è meglio di morir sul fior degli anni” . Arrivati nei pressi dell’acquedotto romano, i giovani patrioti si schierarono e dopo aver urlato “Viva L’Italia “ caddero sotto il fuoco dei Borboni.

Una degna sepoltura

Le salme vengono portate nella vicina chiesa degli Agostiniani. Si racconta che l’abate De Rose collocò all’interno delle bare, una bottiglia contenente un foglio di carta, con tutte le generalità di ciascuno. Ciò rese possibile il riconoscimento, quando fecero l’esumazione. Successivamente, le salme sono trasferiti nella chiesa cattedrale di Cosenza e dopo l’unità d’Italia, traslate nei paesi d’origine. I resti di Attilio ed Emilio, il 16 giugno del 1867 sono trasportati a Venezia. Accolti dalla madre affranta e disperata e tumulati nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo.

Ara dei fratelli Bandiera e Sezione Risorgimentale del Museo dei Bretti e degli Enotri

Nel 1860, nel Vallone di Rovito, si colloca  una colonna votiva. Rappresenta, il primo abbozzo del successivo monumento e per la progettata erezione di un mausoleo, in onore dei fratelli Bandiera. Soltanto nel 1937, l’amministrazione fa realizzare un piccolo altare con i nomi incisi su marmo.

mausoleo nel Vallone Di Rovito dedicato ai fratelli bandiera
Il sacrario realizzato nel Vallone di Rovito in memoria dei due eroi del Risorgimento

Su  commissione del Comune, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia,  si procede al  recupero del sito storico, con una cinta murata e alcuni piccoli pilastri. Inoltre è installato un impianto d’illuminazione che riprende i colori della bandiera italiana. Intorno è realizzato un parco, sul territorio compreso tra il vecchio ponte delle Ferrovie della Calabria e le arcate dell’acquedotto romano.

I nove cipressi

Sono 9 i cipressi a sigaretta, che ombreggiano il monumento e ricordano  i 9 fucilati. Altro luogo in cui è possibile approfondire la storia del Risorgimento italiano e le vicende dei fratelli veneziani, è la sezione dedicata proprio al Risorgimento, collocata nel  Museo dei Brettii e degli Enotri. 

Museo Ingresso
Il museo dei Brettii e degli Enotri

L’esposizione custodisce  cimeli e documenti risalenti al XIX secolo, arricchita da pannelli che raccontano gli episodi salienti del Risorgimento meridionale. Di grande importanza il Tricolore , protagonista dei moti del ’44,  una delle più antiche bandiere italiane.

(Foto Paola Morano/itCosenza)

I fratelli Bandiera e il Vallone di Rovito, luogo di memoria ultima modifica: 2020-07-22T08:14:04+02:00 da Paola Morano

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