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EDIFICI STORICI

Il Castello Ducale di Corigliano Calabro

Castello Corigliano

Il Castello di Corigliano Calabro, imponente fortezza medievale risalente all’XI secolo, definito tra i castelli esistenti il più bello e il meglio conservato nell’Italia meridionale. Nonostante i numerosi passaggi tra casate e baronie che il castello conobbe nel corso dei secoli, rimane comunque un faro di interesse storico-artistico. Sorge sul colle Serratore dominando la città di Corigliano e la pianura di Sibari nella provincia cosentina.

Vista Dal Cortile
Vista dal cortile del castello

Edificato per volontà del condottiero normanno Roberto il Guiscardo, Signore della Calabria fino alla sua morte, avvenuta in data 1085. Ciò, malgrado le infinite controversie creategli dagli altri capi Normanni e dalle popolazioni calabresi, da sempre fedeli ai Bizantini. Egli nel 1073 costruì una torre sulla collina del paese, detta Mastio, per controllare eventuali incursioni saracene. Varie attestazioni, affermano che nel 1093 il primo castellano di Corigliano, fu un certo Framundo. Uomo di fiducia di Ruggero, a sua volta figlio di Roberto il Guiscardo.

Il castello tra casate e baronie

Dal 1095 il maniero fu sotto la custodia di Rinaldo fratello di Framundo. Ma dopo una serie di passaggi, nel 1192 il feudo fu gestito dall’anziano conte Ruggero Sanseverino, per volere del re Tancredi di Sicilia. Bisogna ricordare che nel 1300, i Sanseverino casata storica italiana tra le più importanti, nonché feudatari della bella Corigliano, iniziarono a risiedere nel bellissimo borgo. Fu precisamente con Roberto Sanseverino, conte dal 1339 al 1361, che il castello assunse l’aspetto tipico dell’architettura angioina. Fino ad allora, si presentava come un fortilizio, utile a sostenere piccoli assedi. I Sanseverino nel Castello di Corigliano vi rimasero fino al 1487. Anno in cui il Conte Girolamo Sanseverino, venne privato di tutti i suoi beni dal re Ferdinando d’Aragona. Questo a causa del coinvolgimento nella “Congiura dei Baroni” e per ben otto anni il Castello fu sotto l’amministrazione aragonese.

Veduta Castello
Veduta dell’antico maniero che domina la piana di Sibari

Attestazione questa, riportata sulla lapide  d’ingresso con lo stemma Aragonese. All’alba del 1506 la fortezza riottenne la Signoria dei Sanseverino, con Bernardo, tornato dalla Francia, in quanto esiliato per colpa del padre. Dopo anni di insostenibili restauri, nel 1616 per motivi strettamente economici, la Regia Corte dei Sanseverino, cedette i feudi di Corigliano ad un ricco mercante genovese, Agostino I di Saluzzo. Subito furono messi ad opera, i lavori di restauro. Ristabilendo con essi il mantenimento e la trasformazione degli ambienti, in base alle esigenze dei nuovi regnanti. Ormai stanchi della vita nella grande città di Genova.

I cambiamenti strutturali del castello

Il primo adeguamento, fu la costruzione della torre ottagonale, che ancora oggi sovrasta il Mastio, come anche l’adattamento della Cappella di Sant’Agostino. Quest’ultima, posta all’interno di una delle due torri, conserva un meraviglioso trittico con al centro la Vergine col Bambino. Detta anche “la Madonna delle Rose”, recante firma del maestro napoletano dell’Ottocento, Domenico Morelli. I Saluzzo, nonostante la ripresa precedente, si ritrovarono in una crisi economica considerevole, per i molti debiti contratti. Il barone Giuseppe Compagna di Longobucco, risultò uno tra i primi creditori, che nel 1828 con un atto di acquisto divenne il legittimo proprietario.

Mastio Con Torre
Il Mastio con torre sovrastante

I baroni Compagna apportarono al castello ulteriori modifiche. Tra questi: la cupola della Cappella di Sant’Agostino, la Sala del Trono, oggi Salone degli Specchi affrescato dal noto maestro Ignazio Perricci da Monopoli. Solo nel 1927 sotto disposizione di legge divenne monumento nazionale, pur restando di proprietà dei baroni Compagna fino al 1970, anno in cui si trasferirono definitivamente a Napoli. Dal 1979 il comune di Corigliano ne riconquistò il diritto, dandogli negli anni attraverso ricostruzioni e restauri, l’aspetto che oggi tutti possiamo ammirare.

Nella Cappella di Sant’Agostino, il trittico della Vergine col Bambino.

Il barone Luigi Compagna, nell’Ottocento incaricò un pittore fiorentino Girolamo Varni, di affrescare la cupola con scene dell’Antico Testamento. Queste rimasero coperte di uno strato di pittura rosa, fino all’ultimo restauro. Tra i tanti affreschi si dice che, in una cornice di angeli e fiori vi sia una grata di ferro. Attraverso la quale, la baronessa Compagna seguiva le celebrazioni liturgiche, durante le festività. La presenza dell’altare settecentesco con intarsi di marmo di colore nero e arancio, è sovrastato e impreziosito ulteriormente dal trittico della Vergine col Bambino. La tela centrale detta “la Madonna delle Rose”, reca la firma del noto maestro Domenico Morelli, pittore napoletano dell’Ottocento. Le figure laterali del trittico, realizzate certamente dagli allievi del Morelli, rappresentano Sant’Antonio Abate e sant’Agostino, a cui è dedicata la cappella.

Madonna Col Bambino
La Madonna delle Rose

Il trittico rappresentato da tre pale ad olio, è impreziosito da una cornice in legno dorato in stile gotico, ad opera di Emilio Franceschi. La tela recante data 1872, rientra nel classico tema della Madonna con il Bambino, stretti in un tenero abbraccio. Destano particolare attenzione il gioco delle mani della Vergine. La quale trattiene in posizione dritta il Bambino, che sporgendosi in avanti, volge il suo sguardo verso lo spettatore. Mentre timidamente mette le dita della mano sinistra in bocca quasi a voler sottolineare timidezza. Le due figure sono racchiuse e delimitate dal trono bianco con motivi geometrici sul quale è seduta la Vergine con l’azzurro manto, che ben evidenzia la sua eleganza. Mentre le rose ai piedi della Madonna, simbolo di amore e passione, ne rafforzano il concetto del rapporto, che lega la madre ad un figlio.

Il Salone degli Specchi

Il Salone degli Specchi, anticamente denominato “Sala del Trono”, rimane uno dei capolavori presenti nel castello. L’atmosfera che si respira è certamente quella tipica dell’ottocento napoletano. All’interno sono presenti una sovrapposizione di stili, che vanno dal barocco veneziano a quello napoletano. Stupende cornici in oro, racchiudono specchi sulle pareti. In alternanza con tendaggi drappeggiati a trama dorata, che vanno ad ampliare una sontuosità di ricca eleganza. Il pavimento recentemente rifatto, reca un rosone centrale. Dall’elevato soffitto invece, scendono cinque lampadari in ottone dorato e cristalli di Boemia, che vanno ad impreziosire il resto del salone. Il vero capolavoro, rimane il soffitto, affrescato da Ignazio Perricci da Monopoli, eseguito nel 1870 circa. L’affresco intitolato “Il palcoscenico della vita”, rappresenta un gruppo di popolani coriglianesi. Quest’ultimi affacciati da una balconata, sembrano guardare con ammirazione, cosa succede in basso nella sala. Chiari riferimenti ci riportano al Andrea Mantegna, agli affreschi della Camera degli Sposi, eseguiti a Mantova al 1465-1474.

sala specchi
Soffitto della Sala degli Specchi

Naturalmente tutta la decorazione è realizzata con effetto “Tromp-l’oil”, vale a dire, inganno d’occhio. Questa tecnica pittorica crea una illusione ottica, dando allo spettatore la tridimensionalità degli oggetti, che in realtà sono dipinti su una superficie piana. Tutto questo è ben evidenziato da una fascia dorata che ripercorre tutto il perimetro della stanza, raffigurante fanciulle danzanti. Mentre i quattro angoli del salone, recano lo stemma del leone rampante, dei baroni Compagna. Sormontati da corone anch’esse dorate, che rimangono comunque l’unico oggetto vero, tridimensionale.

La Sala da pranzo del castello

Originariamente la sala, si presentava in tutto il suo splendore più di quanto non lo sia ora. Vale a dire, con ampi specchi e divani col soffitto probabilmente anch’esso decorato da Ignazio Perricci. Oggi invece, reca una serie di volte a lunetta appoggiate su piccoli capitelli. Dal centro del soffitto, scende un enorme lampadario finemente cesellato in ferro battuto, a 15 candele. Al centro della sala, una elegante tavola allungabile, occupante gran parte della stessa, è apparecchiata per 12 coperti d’epoca regali. Sopra una bellissima tovaglia blu, ben esalta la porcellana bianca. Tra piatti, bicchieri e posate in argento massiccio, si erge quella elegante atmosfera, quasi a voler sottolineare l’impronta tipicamente ottocentesca.

Sala Da Pranzo Del Castello
Sala da pranzo del castello

Sulle pareti accanto ai pregiati mobili, sono presenti due tele di ignoto autore del Seicento. “L’arrivo di Erminia tra i pastori” ed “Erminia tra i pastori”. Non meno importante il bellissimo camino in marmo bianco di Carrara in stile barocco, con putti del XIX secolo e motivi floreali. Una finta porta d’ingresso a sinistra della stanza, nasconde un sofisticato sistema di montacarichi. Essa permetteva di portare rapidamente le calde vivande, dalla cucina sottostante la sala da pranzo.

Cucina ottocentesca

Percorrendo il lungo corridoio d’entrata, si accede alla grande cucina, arredata così come si presentava all’epoca dei baroni Compagna. Al centro della stessa primeggia una imponente cucina a legna in ghisa con 10 fuochi di fattura ottocentesca. Tutto intorno alle pareti si presentano mobili d’epoca e pentolame pesantissimo in rame. Pronti a dare il giusto peso alla stanza, dove una volta, fatica e profumi inebriavano la vallata circostante. Due barbecue e due forni completano l’arredo del piano cottura. Inoltre una grande porta di legno, nasconde una scala che porta in un fresco sotterraneo, adibito probabilmente alla conservazione dei cibi.

Cucina
La cucina

E’ facile supporre che adiacente alle cucine ci sia stata la volontà di creare la “Stanza della caccia”. Un vero e proprio trofeo di caccia del barone Compagna. In essa è da notare la possente scala in muratura, che porta al piano nobile, in corrispondenza del corridoio delle armi. In realtà, quando il maniero era utilizzato a scopo difensivo, la scala serviva ai soldati per accedere dal piano ammezzato, fino al piazzale delle armi.

(Foto Giusy De Iacovo)

Il Castello Ducale di Corigliano Calabro ultima modifica: 2023-01-21T08:05:09+01:00 da Giusy De Iacovo

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