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INTERVISTE PERSONAGGI

Giuseppe La Rosa, medico nel centro Covid di Rogliano

Dottore Stanza

Il dottor Giuseppe La Rosa, medico internista dell’ospedale Santa Barbara di Rogliano, adibito negli ultimi mesi a Centro Covid, in questa intervista, ci parla della chiusura del reparto. Il dottor La Rosa ricorda i momenti più difficili ed emotivamente forti vissuti come medico assegnato alla cura di pazienti contagiati dal Coronavirus. Non mancano le sue considerazioni in merito all’emergenza sanitaria che sta condizionando le nostre vite da diversi mesi.   

Chiude finalmente il centro Covid all’ospedale di Rogliano

Dottor La Rosa, lei lavora nel reparto di medicina interna dell’ospedale Santa Barbara di Rogliano, convertito per l’emergenza sanitaria in centro Covid. Da pochi giorni il centro è stato chiuso, un segnale positivo?

Innanzitutto grazie per essersi voluta interessare ai pensieri, alle opinioni e alle emozioni di chi come me, in questo periodo, si è trovato, suo malgrado, a dovere affrontare questa esperienza, umana e di lavoro, nuova ed imprevista. Intorno al 19 marzo, l’aumento di accessi di pazienti Covid positivi che necessitavano di ricovero ospedaliero all’ospedale Annunziata di Cosenza, ha determinato la saturazione dei posti letto nelle unità operative di Malattie Infettive e di Pneumologia. La Regione Calabria, aveva individuato nell’ospedale Santa Barbara di Rogliano, essendo presidio dell’azienda ospedaliera di Cosenza, un altro centro Covid. Sicuramente, un centro che avrebbe dovuto ospitare pazienti stabilizzati, dopo un periodo di osservazione nei suddetti reparti di Cosenza.

Ospedale Covid

E così è stato. Negli ultimi giorni, la riduzione degli accessi al triage-Covid del pronto soccorso e la guarigione, clinica e soprattutto microbiologica, dei pazienti quindi dimessi, ha consentito di svuotare i reparti Covid dedicati. La chiusura del centro Covid di Rogliano è un segno positivo. Esso infatti, testimonia, nel nostro territorio, un calo dei contagi, che ci fa essere moderatamente ottimisti per il futuro. Naturalmente, sempre se sapremo essere tutti cittadini bravi ad osservare  le norme igieniche e comportamentali. Quelle che oramai, tutti avremmo dovuto imparare a memoria.

Il centro Covid e i ricordi legati alla pandemia

Ci sono stati giorni di duro lavoro e forte responsabilità nell’affrontare questa terribile pandemia.  Ci può raccontare un episodio che le è rimasto impresso?

Un ricordo piacevole è aver saggiato sul “campo di battaglia”, qualora ve ne fosse bisogno, il grande senso di responsabilità di tutti i “soldati” impegnati. Ho visto la paura, soprattutto nei primi giorni, dietro gli occhiali e le visiere, spesso acquistati a nostre spese, dei colleghi medici ed infermieri. Ma nessuno ha mai fatto un passo indietro. Ho visto infermiere improvvisarsi da sole, con garbo e precisione, mirabili artigiane e manifattrici di dispositivi di protezione individuali. Quelli che, soprattutto nelle prime fasi, in parte ci sono mancati. Il personale infermieristico e para sanitario è stato eroico. Sarebbe giusto che lo Stato, le Regioni, lo rammentassero con gesti concreti e non solo a chiacchiere.

Covid Test

Ricordo con emozione tutte le persone, le associazioni, che hanno voluto darci una mano. Con gesti di grande solidarietà. La gioia di quando mi è capitato di comunicare l’esito negativo del 2° tampone, che significava guarigione e ritorno a casa. Il dramma di quando ho dovuto comunicare, invece, ai parenti, il decesso di un loro congiunto. Ricordo anche la tristezza della visione dei sacchi bianchi, dove venivano chiusi i corpi dei poveri pazienti deceduti. Grazie a Dio, però, le notizie positive hanno superato quelle negative.

Come la pandemia ha cambiato la nostra vita

Il Covid 19 ha cambiato lo stile di vita di molte persone: niente abbracci, distanze di sicurezza, niente uscite con gli amici, rapporti personali estremamente ridotti. Certamente una sovversione del nostro modo di rapportarci al prossimo. Lei come vive questa situazione da medico e da persona?

Come molti operatori in prima linea, ho vissuto questo periodo nella paura di contagiarmi e di diventare contagioso per i miei cari. Pertanto mi sono rinchiuso nel mio studio. Lì, ho dormito e mangiato, comportandomi come una persona in quarantena. Mi cambiavo nel freddo box sotto casa. Non abbraccio un figlio da più di due mesi.

Ospedale Di Rogliano 2
L’ospedale di Rogliano

Le volte che sono andato a trovare la mia anziana mamma, l’ho fatto sedendomi su una sedia nel pianerottolo, con la porta aperta e a distanza di sicurezza. E con le mascherine sempre indossate. Sono diventato un maniaco della pulizia e sanifico tutte le cose che tocco. Dai tasti di ascensore, alle maniglie di porte, ai rubinetti inclusi. In questi casi, è meglio esagerare che essere superficiali, per tutelare sé stessi e soprattutto gli altri.

Tanti pazienti curati con empatia

In questo periodo avrà curato molteplici pazienti, magari di molti ricorderà anche il nome o la loro grande disperazione. È rimasto legato in particolare a qualcuno di essi e se sì per quale motivo?

Ho cercato di essere più empatico del solito con tutti. Essendo una patologia nuova che incuteva terrore, ho spesso cercato di dare coraggio ai pazienti. Spesso comunicavo con loro anche con WhatsApp e credo, spero, che questo sia servito loro per sentirsi più seguiti. Per certi aspetti, coccolati. Ho sempre pensato che coccolare un paziente, sia un valore aggiunto e che non è sufficiente essere solo bravi medici, ma anche medici sensibili. E così ho cercato di fare.

Cosa ci riserva il futuro in merito all’emergenza sanitaria?

Un’ultima domanda, lei crede che questa pandemia sia veramente agli sgoccioli o ancora dobbiamo aspettarci sorprese non gradite?

Nessuno è in grado di predire il futuro. Alcuni scienziati ipotizzano una riduzione della virulenza del Coronavirus. Altri pensano che l’imminente stagione calda possa contribuire alla sua scomparsa. Altri ancora prevedono una recrudescenza dei contagi, dopo una eventuale fase di ‘luna di miele’, come successe negli anni a ridosso della Prima Guerra mondiale, per l’influenza Spagnola. Su questa malattia, ancora, non può essere scritto alcun libro, che abbia la validità di un sacro testo.

Covid Laboratorio

Di sicuro c’è la necessità che lo Stato e le Regioni, approntino un piano strategico che preveda forti investimenti, a favore del sistema sanitario. Tutto questo, con lo scopo di saper meglio fronteggiare, senza improvvisazione ed impreparazione, lo svilupparsi di eventuali nuove criticità. Acqua e chiacchiere non fan frittelle, diceva un vecchio proverbio; e i proverbi, si sa, sono la saggezza dei popoli.

(Si ringrazia il dottor Giuseppe La Rosa per l’intervista e le immagini concesse ad It Cosenza)

Giuseppe La Rosa, medico nel centro Covid di Rogliano ultima modifica: 2020-05-13T08:35:14+02:00 da Daniela Santelli

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